Al suo terzo anno di vita Convergenza Cristiana riprende le sue pubblicazioni dopo un breve periodo di pausa con una veste grafica rinnovata.

E’ il segno tangibile di un cambiamento che non è solo formale. Nulla naturalmente va perso di un passato che è e rimane importante. Ma è ormai tempo di prendere atto che occorre percorrere vie nuove per risolvere ed usciere dalla drammatica crisi in cui si trova l’Italia, ma anche l’Europa.

L’adesione a Politica Insieme si è rivelata infruttuosa e strada senza sbocco. Rimane certo chiaro che l’ancoraggio ai valori fondanti del Cattolicesimo sociale e dunque della Dottrina Sociale della Chiesa è ineliminabile ed essenziale per chi come noi, desiderasse fortemente la nascita di un soggetto nuovo caratterizzato e chiaramente identitario, che sappia ridare voce e presenza ai cattolici nella vita politica e sociale dell’Italia e dell’Europa.

Alcune cose però si sono ormai chiarite ed è bene prenderne atto. E’ ormai evidente che nessun riferimento è più possibile alla Democrazia Cristiana la cui storia si è chiusa e non può più riaprirsi. Venuta meno nel suo fallimento l’utopia marxista leninista in uno al muro di Berlino, la D.C. non ha saputo elaborare e progettare una proposta neanche minimale idonea a dare una qualsivoglia risposta ai problemi prospettati sul finire del secolo dalla società post moderna che veniva gradualmente ad avanzare e maturare.

Appagata di aver terminato la costruzione di una democrazia compiuta, la D.C. si è ridotta ad organo di gestione dell’esistente illudendosi di poter rinascere – novella crisalide – nel mutamento del nome e dei volti in una impossibile rigenerazione. Cadute sotto la scure di mani pulite le prime linee autrici della sciagurata regressione, le seconde linee divenute miracolosamente prime, non hanno risolto alcun problema o inventato nulla di nuovo, limitandosi a galleggiare nel caldo e protettivo liquido amniotico di grembi, purtroppo divenuti sterili, vuoi della destra, vuoi della sinistra.

La instancabile attività di divisione delle spoglie con tanto di lite su simbolo e beni, ha generato una ricca fioritura di cespugli destinati immancabilmente allo zero virgola nelle varie competizioni elettorali vissute fuori dal riparo della placenta vuoi dei partiti di destra vuoi di quelli di sinistra.

E così è stato impossibile intercettare il desiderio di cambiamento dell’elettorato concretizzatosi prima nella vittoria di Renzi e nella sua effimera stagione e poi nella vittoria del populismo grillino prestissimo sfaldatosi in gruppi parlamentari finiti allo sbando e capaci solo a tener in vita un Governo del tutto inadeguato, solo per non essere spediti a casa. Nulla hanno potuto gli sforzi che pur abbiamo prodigato senza risparmio.

Sforzi generosi finiti ‘spiaggiati’ senza alcuna possibilità di sbocco perché sterilizzati da gruppuscoli autoreferenziali, privi di strategie credibili e marcatamente clericali cioè nati, cresciuti e pasciuti sotto le sottane di Vescovi pur carissimi e di Cardinali mai conosciuti ed infine protetti, sponsorizzati e liderizzati da autorevoli membri della Curia Vaticana. Il vecchio contrabbandato per nuovo nel simpatico ed intramontabile gioco del “carta vince carta perde” sulla bancarella del ‘dejà vu’.

E’ dunque giunto il momento di riprendere il cammino lì dove è stato interrotto. Occorre allora ‘in primis et ante omnia’, aprire, – o meglio detto – guidare ed indirizzare un dibattito costruttivo e proficuo sul terreno che oggi preme ed urge: quello della politica economica che non può essere ridotto al pur pregevole ed importante ambito del terzo settore o dell’economia circolare. Il paese va preso per mano e portato su strade chiare e condivise  per dare soluzione ai problemi veri e che urgono:  quali investimenti sostenere con il generoso prestito europeo che la pandemia ha inopinatamente fatto piovere dal cielo, e poi ed ancora come essere in grado di spendere per intero e senza blocchi insuperabili la novella manna, e da ultimo, ma io dico per primo, come restituire l’ennesimo prestito che si va a contrarre per non rimanere prigionieri di un debito così ingente, che sommato all’altro debito, quello pubblico già maturato, rischia di diventare una pesante catena per tutti.

Solo degli sprovveduti possono pensare che il Governo attuale ed i partiti che lo sostengono dove pure militano molti cattolici, possano affrontare e risolvere le difficoltà apparentemente insormontabili che ci sono di fronte per rimettere in equilibrio il nostro sistema e la nostra economia.

Insieme al problema economico occorre affrontare in radice la questione che scuote e turba il paese: ed ecco giungere sul tavolo della nuova classe politica che sarà chiamata a rimettere in piedi l’Italia il tema etico: la difesa dei valori fondanti sui quali si regge la Repubblica. Sorprendentemente però, è proprio questo il terreno sul quale sta lievitando e maturando un qualche cosa di nuovo ed inaspettato, ben diverso dalla furia giustizialista, questa sì veramente immorale perché inane ed impotente, cui abbiamo dovuto assistere in questi anni. L’inasprimento della pena nella grande confusione giuridica di nuove fattispecie penali propinate a go go, si manifesta per quello che è: insipienza approssimativa di improvvisati legislatori. Sì, c’è nel paese un qualche cosa di nuovo e di diverso che cresce e lievita con forza insopprimibile.

Ed ecco la battaglia a favore delle scuole paritarie, e poi la battaglia contro l’eutanasia e contro la legittimazione dell’uso delle droghe anche quelle leggere, e poi ed ancora e soprattutto il riemergere nella coscienza comune della consapevolezza della insopprimibilità dei diritti del nascituro e quindi della famiglia fondata dall’amore tra uomo e donna, quale cellula vitale e basica della società.

Il tema etico sta riemergendo nella sua autenticità e verità come naturale rifiorire delle radici cristiane della nostra cultura e civiltà giuridica. Senza un nuovo senso del dovere e della solidarietà verso i più deboli e gli ultimi questo paese non si salverà. Il monito di Moro torna di attualità, non come esortazione lanciata nel vuoto, ma come valore condiviso che si fa realtà. Tutto questo va colto e tradotto in termini di progettualità politica razionale concreta e positiva.

In questa vasta e complessa cornice ed in una rinnovata grafica riappare Convergenza Cristiana ed in essa fa capolino una pagina nuova: una pagina di spiritualità e di filosofia che è ormai ineludibile ed ineliminabile. Dopo 30 anni di diaspora e di regno del politicamente corretto, ovvero del politicamente sbagliato, si fa carne e diventa comprensibile a tutti, ma proprio a tutti il monito di Benedetto XVI nella intervista a Seewald: “Una società che volta le spalle a Dio perde di senso”.

Ecco quà in una semplice battuta il vero ed ultimo viatico dell’impegno dei cattolici  in politica: ridare senso alla nostra società ormai allo sbando e priva di senso. Convergenza Cristiana ha deciso di impegnarsi su questa difficile via e di dare il suo contributo.

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