Intervento Padre Cavalcoli

Caro  Persichetti,

l’azione politica del cattolici deve essere certamente a servizio del mondo, in quanto esso contiene aspirazioni alla giustizia, al bene comune, al progresso umano, alla libertà e alla pace. In ciò il cattolico deve collaborare con tutti gli uomini di buona volontà, anche non cattolici e non credenti, nella realizzazione di questi valori e di questi ideali. Deve contrapporre la giustizia all’ingiustizia. Deve saper intimorire e frenare le forze dell’egoismo, dell’illegalità e della sopraffazione.

Tuttavia il cattolico in politica dev’essere luce del mondo. Al servizio del mondo non vuol dire succube del mondo. Il cattolico in politica è chiamato ad essere luce del mondo politico. La visibilità del cattolico in politica dev’essere data dal fatto di essere all’avanguardia nella promozione e nel servizio del bene comune, nel sostegno e nella difesa dei diritti umani, soprattutto dei deboli e degli indifesi, e di erigesi con coraggio contro gli abusi e i soprusi dei potenti.

L’odiare di per sé non è male, se si tratta di odiare l’ingiustizia, la falsità, la doppiezza, l’egoismo, l’avarizia, la corruzione, l’ambizione, la sopraffazione, il machiavellismo. Odiare il peccato proprio per salvare il peccatore. Comunque, in quanto malefico, il mondo dev’essere odiato e vinto. Il mondo, poi, dal canto suo, odia il cristiano appunto perché il cristiano odia il mondo, in quanto mondo del peccato.

Quindi, il cattolico, che in politica applica coerentemente il Vangelo, benchè non odi nessuno, non  può non farsi dei nemici. Non può non incontrare ostilità o addirittura persecuzioni. Non deve accettare le provocazioni, ma sopportare con dignità e fermezza, pago della sua buona coscienza, e difendersi, per quanto gli è possibile, soprattutto se non ci sono in gioco tanto interessi personali, quanto piuttosto il bene comune.

Esiste dunque una doverosa lotta politica per la giustizia, a volte aspra, alla quale il cattolico non può sottrarsi, ma che comunque va condotta sempre con lealtà. Amore del nemico non vuol dire amare la sua azione odiosa contraria alla giustizia e alla legge. Ma vuol dire saper apprezzare anche negli avversari politici e persino nei corrotti i lati buoni, che possono fare da base per il dialogo, la conciliazione e la collaborazione.

Il Regno di Dio, certo, non è di questo mondo, perché la sua edificazione non spetta alla politica e al laico, non appartiene allo Stato, a Cesare, ma alla Chiesa, al sacerdote, benchè la Chiesa fin da quaggiù ne inizi l’edificazione, che sarà portata a termine solo alla Parusia. Allo Stato e quindi al laico cattolico ed alla politica non spetta edificare il Regno di Dio, ma il regno di questo mondo, collaborando con tutti gli uomini di buona volontà.

Il Sacro Romano Impero effettivamente si era illuso di poter costruire il Regno di Dio su questa terra, illusione favorita dal fatto che tutta l’Europa era cristiana. Ma anche il papato, come è noto, soprattutto con Bonifacio VIII, per lo stesso motivo, si illuse di poter fare la stessa cosa assoggettando politicamente a sé i sovrani europei.

Il Medioevo aveva presenti le parole del Signore risorto, quando dice che ogni potere Gli è stato conferito in cielo e in terra. Ma non teneva conto di quelle altre che dice a Pilato, quando gli fa presente che il suo regno non è di questo mondo. E’ chiaro che la regalità di Cristo si estende anche ai regni di questa terra, Egli Che è il Re dell’universo; ma Cristo è sacerdote e re non in senso politico, ma spirituale, come Capo della Chiesa, comunità dei figli di Dio, eredi della vita eterna.

Per questo, il governante o l’uomo politico cattolico devono essere laici, perché a costoro la Chiesa assegna il compito dell’operare politico, per cui svolgono un ufficio distinto da quello del sacerdote o del pontefice, addetti da Cristo alla promozione del Regno di Dio, che inizia su questa terra, ossia la Chiesa.

Ciò non toglie che in circostanze gravi, ma passeggere, il Papa o il Vescovo o il sacerdote siano chiamati ad intervenire o con la parola o con l’azione per affrontare emergenze sociali o politiche per la salvaguardia dei valori umani o morali universali e fondamentali, sanciti dalla Costituzione, come la famiglia, l’educazione, la libertà religiosa, la difesa dei deboli e degli oppressi, la custodia del creato o dei fondamenti della convivenza civile o della moralità pubblica, in occasione di pubbliche calamità o per la salvezza della civiltà.

In politica, come in tutti gli aspetti della vita socioculturale, è importante il ruolo delle guide, le quali, con la loro personalità, cultura, iniziativa, dedizione, coraggio, sagacia, sensibilità ai problemi e ai pregi della gente, saggezza politica e forza di volontà e di carattere, hanno il potere di raccogliere attorno a sé un seguito più o meno ampio di collaboratori, amici, seguaci e sostenitori, i quali, fornitisi di uno statuto, elaborano un programma di governo o di opposizione, valendosi di sufficienti mezzi economici, organizzativi, amministrativi e propagandistici: ecco fondato un partito.

Se il fondatore è un cattolico, con una buona formazione umana, conoscenza della dottrina sociale della Chiesa, buoni appoggi nell’ambiente ecclesiale,  è naturale che il suo seguito sia cattolico, e non ci deve essere alcun problema a parlare di partito cattolico o di politica cattolica o democrazia cristiana, che sosterrebbe in politica i valori della legge naturale e del bene comune, come per esempio il valore della famiglia, dell’educazione, la libertà religiosa, il senso dello Stato e del diritto,  la giustizia economica e sociale, senza bisogno di essere assillati dal fantasma del Sacro Romano Impero.

L’errore del partito della Democrazia Cristiana non fu quello di voler essere un partito cattolico – questa era e resta una cosa giusta – , ma la pretesa di essere il partito di tutti i cattolici e di voler essere a tutti i costi il partito di maggioranza, quindi di governo, col fine ufficiale e dichiarato, approvato e sollecitato dall’episcopato – la cosiddetta “unità dei cattolici” -, di costituire una forza politica tale da opporsi all’avanzata del Partito Comunista, impedendogli di arrivare al governo.

Ma ciò conteneva nascostamente due princìpi di corruzione, che col passar del tempo avrebbero prodotto due nefaste conseguenze, che progressivamente, dopo lo slancio ideale iniziale dato da De Gasperi, condussero progressivamente il partito al crollo e  alla dissoluzione, il cui colpo di grazia fu la vicenda, in parte pretestuosa, di “mani pulite”:

primo, la volontà di essere partito di governo gradatamente prevalse sull’impegno di fedeltà alla dottrina sociale della Chiesa, per cui, pur di conservare il potere, si cominciò ad abbandonare la limpidezza e l’onestà iniziali, a scendere ad equivoci compromessi o pateracchi con forze di destra, come i liberali, o disoneste, come per esempio la mafia, e permettere doppiogiochismi e machiavellismi o l’appartenenza al partito a persone indegne.

Con l’avvento del Concilio, poi, fraintendendo il dialogo promosso dal Concilio, la DC cedette anche ad influssi marxisti, come apparve con la linea Zaccagnini. Questo equivoco rapporto col marxismo è all’origine della tragedia di Aldo Moro e fu favorito dal “compromesso storico” di Enrico Berlinguer. Intanto, colui che per decenni seppe abilmente mascherare questo processo di corruzione con una falsa rispettabilità ed un abile doppio gioco, restando sempre a galla, fu Giulio Andreotti, “amico di cinque Papi”, il Talleyrand della situazione.

Ultima grande, patetica figura degli ultimi anni della DC, fu Amintore Fanfani, anch’egli tuttavia illuso che il popolo italiano fosse ancora fedele ai valori comuni dell’etica naturale, i famosi “valori non negoziabili”, pur riconosciuti dalla Costituzione Italiana.

Infatti, il dramma oggi in atto nella società italiana sta proprio qui: che non solo non è più cristiana – dal che non ha più senso una “religione di Stato” -, ma, illudendosi di chissaquale “progresso”, sta tornando pagana, ossia sta perdendo la certezza dell’universalità ed oggettività del diritto e della legge, e sta perdendo di vista l’obbligatorietà assoluta e i contenuti legge morale naturale, fondamenti della corretta e pacifica convivenza civile e al limite – come lo dimostrano i gravissimi disordini sessuali – della stessa sussistenza della specie umana. Qui c’è molto da fare per una politica cattolica!

Secondo, la convergenza di tutti i cattolici nel partito di governo abbandonò l’opposizione nelle mani dei comunisti, per cui il risultato che si attendeva la DC – fermare l’avanzata comunista e prevalere sui comunisti – fu completamente frustrato. I comunisti seppero utilizzare abilmente le giuste esigenze dell’opposizione e gli scandali della DC per aumentare il suo prestigio e la sua potenza.

Lo scioglimento dell’URSS, tutto sommato, non ha prodotto affatto, come molti sul momento credettero, il “crollo del comunismo”. Semplicemente esso ha cambiato tattica ed organizzazione. Non più l’unico Partito o Comunista togliattiano dipendente dalla Mosca staliniana, ma una realtà politica internazionale camaleontica, plurimorfa e pluricentrica, ora rivoluzionaria ora umanistica, dall’America Latina alla Cina, più simile al trotzkismo, che continua comunque a minacciare la democrazia, il bene comune e i diritti della persona.

Con lo scioglimento della DC i cattolici si sono sparsi nei vari partiti dando luogo a quella che è stata chiamata “diaspora”, che non è stato, tutto sommato, un fenomeno positivo, anche se alcuni cattolici intraprendenti hanno fatto da fermento nascosto, ma in fin dei conti, nell’insieme hanno perso incidenza e visibilità e sono diventati succubi delle tendenze laiciste, massoniche, liberali o marxiste presenti ni veri partiti. Questa è stata per lo più la sorte dei cattolici, che, ignorando la dottrina sociale della Chiesa, si sono lasciati persuadere dalla teologia della liberazione o un’interpretazione modernista  della Gaudium et Spes dell’Apostolicam Actuositatem del Vaticano II.

Occorre essere grati all’opera del Maritain[1], precorritrice degli insegnamenti conciliari, conforme a quelli di S.Giovanni XXIII[2], del Beato Paolo VI[3] e di S.Giovanni Paolo II[4], e in special modo all’opera di animazione cattolica della politica italiana promossa dal movimento di Comunione Liberazione di Don Giussani e dall’Opus Dei di Escrivà de Balaguer, mentre l’Azione Cattolica di Giuseppe Lazzati e dei Gesuiti di Padre Sorge, nei decenni passati ed oggi di Padre Spadaro, o dei Domenicani del Padre Francesco Compagnoni, nonchè la politica sorta dalla Scuola di Bologna di Don Dossetti e del Card.Lercaro, col pretesto del “dialogo”, della “fine dell’era costantiniana” e dell’autonomia della politica, sono i responsabili del mimetismo e della scomparsa della incidenza cattolica nella politica italiana, con la conseguenza che oggi assistiamo a una progressiva, impressionante perdita di valori, alla quale occorre assolutamente porre freno, per invertire la direzione degli eventi, come sempre il laicato cristiano si è dimostrato capace di fare nella storia bimillenaria della Chiesa.

Giusta pertanto è l’esigenza di avviare la fondazione di uno o più partiti cattolici. L’ideale sarebbe di costituirne uno che operasse al governo e un altro stesse all’opposizione. Occorre suggerire e sollecitare Papa Francesco o il prossimo Papa, che si è proposto di portare avanti la riforma conciliare, a prendere in considerazione queste indicazioni, che vengono dal Concilio, affinchè a sua volta solleciti ed esorti caldamente il mondo laico cattolico, italiano e non italiano, ad assumersi le proprie responsabilità con coraggio, solida preparazione culturale e fedeltà alla Chiesa, nel risollevare il clima morale della società, clima irrespirabile, e spaventosamente deteriorato e inquinato proprio per l’assenza della voce dei cattolici, la quale, con la Democrazia Cristiana, seppure con i difetti che abbiamo visto, ancora si faceva sentire.

P.Giovanni Cavalcoli, OP                                                                                 Varazze, 1 settembre 2017

 

[1] H.Bars, La politique selon Maritain, Les Editions Ouvrières, Paris 1961; Jacques Maritain e la società contemporanea, a cura di Roberto Papini, Editrice Massimo, Milano 1978; G.Galeazzi, Persona, società educazione in Jacques Maritain, Editrice Massimo, Milano 1979; V.Possenti, L’uomo e lo Stato nel pensiero di J.Maritain, in Filosofia e società. Studi sui progetti etico-politici contemporanei, Editrice Massimo, Milano 1983, pp.190-231; Maritain filosofo cristiano della democrazia, numero monografico della rivista Civitas, marzo-aprile 1991.

[2] Enc. Pacem in terries.

[3] Enc. Populorum Progressio.

[4] Esort.Apost. Sollicitudo rei socialis.

 

 

 

 

 

 

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